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Santuario B.V. del Buon Consiglio di Frigento


Casa Mariana

I Frati di Casa Mariana

Dal due agosto 1970, festa della Madonna degli Angeli tanto cara al Serafico Padre S. Francesco, una nuova comunità di Frati Conventuali, con l'approvazione del Capitolo Provinciale di Napoli, si stabiliva al Convento-Santuario di Frigento, dando ad esso una fisionomia spirituale e pastorale diversa, quella di una "Casa Mariana" che si ispirava da vicino alle "Città dell'Immacolata" (Niepokalanow) di san Massimiliano Maria Kolbe.
Ben presto, la piccola comunità, composta inizialmente da soli due Frati, P. Stefano M. Manelli e P. Gabriele M. Pellettieri, lentamente ma costantemente si ingrandì, crescendo in numero ed in opere.
E nel giro di pochi anni, tanti giovani, provenienti da tutte le parti d'Italia e anche dall'estero, chiesero di vivere secondo quella forma di vita, attratti dall'ideale de "I Frati di Frigento", con l'entusiasmo proprio dei giovani in cerca delle sorgenti e dell'autentico rinnovamento della vita francescana.
Presto la comunità divenne anche Casa di Noviziato e Studentato di Filosofia e Teologia. La cosa era abbastanza sorprendente e inspiegabile per il fatto che quel flusso costante di giovani arrivava a Casa Mariana proprio quando era in atto la dolorosa crisi vocazionale degli Istituti religiosi, costretti a chiudere conventi e opere, chiese e missioni, per la mancanza di vocazioni. Sembrò a tutti evidente che fosse la Madonna del Buon Consiglio a chiamare misteriosamente tutti quei giovani intorno al suo Santuario, a illuminare le loro menti e ad invitarli ad abbracciare quella forma di vita di consacrazione illimitata al suo Cuore Immacolato.
La nuova comunità francescano-mariana del Piano della Croce ebbe una notevole fioritura non solo di vocazioni, ma anche di opere apostoliche, impensabile secondo i criteri della logica umana. Oltre all'attività pastorale nel Santuario, all'aiuto ai parroci di paesi vicini, alla cura spirituale degli infermi, alla carità fattiva alle famiglie povere della zona e al catechismo nelle scuole di campagna, i Frati della Comunità pensarono di allestire una piccola tipografia e, seguendo l'esempio delle "Città dell'Immacolata" fondate da S. Massimiliano M. Kolbe, iniziarono l'apostolato della buona stampa. In breve tempo stamparono e diffusero in tutta Italia centinaia di migliaia di libretti, quaderni, volantini a carattere popolare e mariano. Insieme alla buona stampa, si adoperarono a coniare e a diffondere anche le medaglie miracolose in milioni di copie. Più tardi poi, precisamente nel 1978, si inserirono nell'apostolato dei mass-media con una propria radiotrasmittente e, dieci anni dopo nel 1988, con una propria televisione. E tutta la comunità era impegnata in questo febbrile lavoro di apostolato.
La gente inizialmente fu sorpresa da questo modo francescano, nuovo e radicale, di vivere dei Frati (piedi scalzi, capelli corti, cibo alla buona, povertà reale nell'uso delle cose, sostentamento basato soltanto sulla Provvidenza etc.), ma in seguito ne comprese bene il valore e fece a gara nel sostenerli spiritualmente e materialmente. Sono passati tanti anni dal lontano 1970 e dobbiamo riconoscere che la Provvidenza non è mai mancata alla comunità, anche quando i Frati sono arrivati al numero di 40 e oltre.
Lo stile di vita dei Frati e le loro opere di apostolato furono per i fedeli e i devoti un motivo di forte richiamo a una spiritualità cristiana più impegnata. Il Santuario divenne, in questi anni difficili per la Chiesa, un vero centro di spiritualità e un faro di attrazione per coloro che volevano vivere più radicalmente il Vangelo. Molti vi accorsero per attingere l'acqua della fonte perenne che sgorga dalla sana dottrina e dall'esempio luminoso dei Santi.
I Frati di Casa Mariana, oltre alla spiritualità e all'apostolato, si prodigarono anche per i lavori di restauro del Santuario, che si era deteriorato col tempo e che aveva subito danni col terremoto del 21 agosto 1962.
Lo svolgimento dei lavori fu lento e faticoso. Fu necessario anzitutto abbattere il tetto e la parte posteriore del Santuario per rifarli in cemento armato. Furono rafforzate le fondamenta e ricostruita anche la cripta. Fu messo un nuovo pavimento con marmi pregiati. Il tutto contribuì a dare veramente bellezza e decoro al Santuario. A tutta la parte ornamentale (fissione delle cornici, stucchi, indoratura e pittura), provvidero personalmente i Frati della comunità che, per tutta l'estate 1974, lavorarono con il cuore e con le mani per abbellire la Casa della Madonna. Tutto ormai era pronto per l'apertura del Santuario rinnovato e restaurato. Finalmente, il 7 dicembre 1974 si ebbe la solenne benedizione e la consacrazione del nuovo altare. Il Vescovo di Avellino, Mons. Pasquale Venezia, ai primi vespri della solennità dell'Immacolata Concezione, celebrò i due riti che commossero e allietarono la numerosa folla di devoti. Grande fu la gioia dei fedeli nel vedere la Casa di Dio e di Maria rimessa completamente a nuovo.
Dopo meno di 10 anni dalla data di consacrazione del Santuario, precisamente il 23 novembre 1980, un altro ben più tremendo terremoto si abbatté sulla zona, danneggiando - per fortuna non in maniera grave - anche il Santuario e il Convento. La comunità dei Frati, radunata insieme quella sera per una conferenza spirituale, fu salva per miracolo. Parte del tetto dell'abitazione fu distrutta. Per diversi giorni le funzioni religiose si svolsero all'aperto, in piazza, sotto un clima rigido, invernale. Le scosse di assestamento, come sempre in questi casi, furono frequenti e dolorose. Poi finalmente ritornò la calma. Per molto tempo il Santuario divenne anche centro di raccolta e di smistamento per gli aiuti di prima necessità (cibo, vestiari, coperte) a tutti quelli colpiti dal sisma. Appena possibile, il Santuario, riparato alla meglio, fu poi riaperto al pubblico; ma per i lavori di rafforzamento-rifacimento-abbellimento si dovette attendere fino all'estate del 1985, a motivo delle lunghe pratiche burocratiche e tecniche.
Un'altra data significativa per il Santuario è quella del 4 ottobre 1987 quando l'allora Vescovo di Avellino, Mons. Gerardo Pierro, dichiarava ufficialmente "Santuario mariano Diocesano" la Chiesa della Madonna del Buon Consiglio di Frigento. Nella Messa di circostanza egli disse tra l'altro: "La presenza continua di anime assetate di verità e di luce, il continuo affluire ai piedi di Maria di folle, sta a testimoniare che il riconoscimento risponde ad una profonda esigenza da tutti sentita, e vuol essere anche il riconoscimento a quanti si prodigano per zelare, coltivare e incrementare il culto e l'amore a Maria". La dichiarazione e le parole del Vescovo rappresentarono una conferma e un incoraggiamento ancora maggiore per le opere del Santuario e per tutto il lavoro di apostolato svolto a gloria della Vergine del Buon Consiglio e a beneficio dei suoi devoti.


Una comunità di Suore

Non c'erano mai state delle Suore a servizio del Santuario del Buon Consiglio. Ci pensò la Madonna a colmare questo vuoto.
Difatti la domenica 27 agosto 1988, tre Suore arrivarono a Frigento dalle lontane isole Filippine e presero stabile dimora presso il Santuario, dando così inizio a una nuova comunità religiosa femminile. Le tre Suore appartenevano all'Istituto delle Suore Francescane dell'Immacolata che aveva avuto inizio nelle Filippine, nel maggio del 1985, come Associazione pubblica eretta dal Cardinale di Manila. Attualmente esse costituiscono il ramo parallelo dei Frati Francescani dell'Immacolata, perché ambedue gli Istituti hanno gli stessi fondatori, la stessa Regola di S. Francesco, lo stesso carisma, lo stesso "Voto mariano" che li consacra illimitatamente all'Immacolata.
Le tre Suore, venute in Italia, ricevettero subito diverse vocazioni e poterono così erigere la loro Casa di Noviziato "Madre del Buon Consiglio" per le prime novizie italiane. L'arrivo delle vocazioni fu un segno evidente della volontà della Madonna di far fiorire questo nuovo Istituto, un vero miracolo.
Gioia ed esultanza arrecò a tutti la presenza di queste Suore. Esse iniziarono subito a svolgere un prezioso lavoro di animazione liturgica delle celebrazioni, di apostolato a favore soprattutto della gioventù femminile, di visite e incontri con le famiglie specie più bisognose.

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