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Santuario B.V. del Buon Consiglio di Frigento


Storia2

Avvenimenti dopo il ritrovamento

Un anno dopo la data del ritrovamento le autorità ecclesiastiche ratificarono quanto era avvenuto a Frigento. Difatti il 20 maggio 1921, Sua Ecc. Mons. Giuseppe Padula, Vescovo di Avellino, andò a venerare di persona la Madonna del Buon Consiglio e benedisse la prima pietra della Chiesa che i fedeli desideravano edificare sul luogo del ritrovamento.
Intanto il 9 maggio dello stesso anno le autorità civili di Frigento, dopo aver ottenuto l'autorizzazione del ministero competente, aprirono al Piano della Croce una Fiera che, con l'andar del tempo, divenne poi sempre più rinomata, e non solo a livello locale. Ogni anno, il nove e il dieci maggio, giorni della festa, si radunava sempre una grande folla proveniente dai paesi vicini e lontani. Dal Piano della Croce fino al cimitero del paese, era tutto un brulicare di gente fra i teloni delle bancarelle e il mercato di compra-vendita degli animali. In seguito, la Fiera veniva ripetuta anche nei mesi di giugno e di luglio, mentre l'ultima, che divenne poi la più importante, si svolgeva il giorno 24 agosto. Ma in seguito, con la diffusione sempre più vasta dei mezzi meccanici che sostituivano gli animali per i lavori dei campi, la Fiera cominciò a diminuire di interesse fino a scomparire del tutto (intorno al 1970).
Pochi mesi dopo la posa della prima pietra, tra la gioia e l'entusiasmo della gente, si iniziò la costruzione della Chiesa in onore della Beata Vergine del Buon Consiglio. Come in ogni opera di Dio, non mancarono le difficoltà; ma finalmente, la fede, la tenacia e il lavoro dei fedeli contribuirono a portare a termine, con grande meraviglia di tutti, non una piccola e modesta cappella di campagna, bensì, un artistico Tempio col suo bel campanile e, all'interno, con le sue ben rifinite decorazioni ornamentali e i marmi pregiati del trono al cui centro risaltava il quadro della Beata Vergine del Buon Consiglio. In seguito, il quadro fu incastonato in una splendida cornice di bronzo dorato, un altorilievo rappresentante uno stuolo di angeli realizzata nel 1921 da Carmine Filippone di Frigento, autore anche dei due angioletti ai lati del quadro sostenenti i candelabri. In basso, sotto l'altare maggiore, si trovava la Cripta, costruita sul luogo esatto del ritrovamento.
Il culto alla Beata Vergine del Buon Consiglio si diffuse rapidamente e il Santuario divenne ben presto centro di una sentita devozione mariana. Frequenti pellegrinaggi a piedi furono organizzati da Villamaina, da Gesualdo, da Torella dei Lombardi e da altri paesi della provincia di Avellino. Le immagini della Madonna del Buon Consiglio di varia grandezza furono distribuite dovunque: nelle case, nei negozi, negli ambienti di lavoro, nelle campagne e nelle città, anche in paesi lontani. Molti ricorrevano a "Madonna dello scavo" di Frigento per ottenere grazie e miracoli. E la fede dei devoti non restò inappagata. Ben presto si verificarono grazie e prodigi strepitosi ottenuti attraverso la materna intercessione della Beata Vergine del Buon Consiglio. Solo nei primi anni di storia del Santuario vennero registrati ufficialmente oltre 10 interventi miracolosi che abbiamo voluto riportare integralmente nella seconda parte di questo libretto, a perenne testimonianza della fede di queste popolazioni come pure della particolare presenza di Maria in questo luogo da Lei prescelto.
In attesa di una sistemazione più definitiva del nuovo Santuario, la "Commissione del Santuario della Beatissima Madonna del Buon Consiglio" si riuniva in seduta plenaria il 19 febbraio 1933 per costituire un Comitato Generale di cui, secondo le indicazioni del Vescovo di Avellino, il Presidente doveva essere il Rettore o Padre spirituale della Chiesa e, in mancanza di questi, il Parroco di Frigento. Detto Comitato, così costituito, diresse per ben 15 anni l'andamento economico del Santuario, mentre il Capitolo Cattedrale di Frigento curò il culto e il decoro delle sacre funzioni.
Sentiamo viva nel cuore la riconoscenza e la gratitudine per tutti i membri sia della Commissione che del Comitato Generale. Essi hanno dato lustro al Santuario in questo lungo periodo della sua storia. E' questa una tappa davvero importante e significativa da ricordare. Ma non possiamo dimenticare anche tanti altri che hanno contribuito, in ogni modo e con ogni mezzo, alla realizzazione delle opere del Piano della Croce, soprattutto nei primi difficili anni di storia del Santuario. Tra tutti, un ringraziamento particolare va a Josy Capobianco di Frigento, che era emigrato in America e che, quando ritornò, si dedicò completamente, insieme alla moglie, alle opere del Santuario, consumando diversi anni della sua vita e parte dei suoi beni.
Intanto, il 22 dicembre 1946, all'età di 84 anni, moriva a Frigento colui che "trovò la Madonna". Dal Registro dei Battesimi, infatti, risulta che Carmine Capobianco era nato a Frigento il 24 settembre 1862 da Angelo Maria e da Martone Carmina e che fu battezzato lo stesso giorno dal Canonico Don Angelo Felice Testa. Questo contadino è stato lo strumento umile, povero, docile e semplice scelto della Madonna per compiere "grandi cose". Solo da lui la Madonna si è "fatta trovare", anche se erano in tanti a scavare e a cercare. E' lo stile di Dio che sceglie non i potenti e i sapienti di questo mondo per realizzare le sue meraviglie, bensì i semplici e gli umili. Dobbiamo per questo essere riconoscenti in modo particolare a Carmine Capobianco che, attraverso la sua semplicità di vita, ha permesso alla Madonna di operare tutto ciò che oggi i nostri occhi vedono al Piano della Croce. In breve, possiamo dire che ha messo tutta la vita a completa disposizione della Beata Vergine, anche dopo il ritrovamento della sacra effigie. E' stato fedele fino al termine dei suoi giorni nel portare avanti la sua missione, prima con la tenacità nel cercarla, e poi lavorando e sacrificandosi perché il culto di Lei si divulgasse. Coloro che lo hanno conosciuto sono tutti d'accordo nell'affermare che Carmine Capobianco ha trascorso gran parte della vita al piano della Croce, sempre pronto a questuare per l'incremento del Santuario, a invitare i fedeli alla preghiera e ad accogliere i pellegrini che venivano a venerare la Madonna del Buon Consiglio: egli andava loro incontro suonando il tamburo e cadenzando così il loro passo.

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